COV-SARS 2 ed ambienti ad elevato affollamento

Uno dei maggiori problemi legati all’inquinamento dell’aria nei contesti urbani sono le cosiddette “polveri sottili”, particolato fine causato ad esempio dal traffico veicolare, dalle attività umane dei centri abitati e dalla combustione negli impianti termici. A causa delle dimensioni micrometriche delle particelle che le compongono esse sono in grado di rimanere in sospensione ed infiltrarsi con facilità all’interno del nostro sistema respiratorio, diminuendone la capacità di difesa con la conseguente possibilità di comparsa di varie patologie bronco polmonari specialmente croniche. Le polveri sottili sono catalogate per dimensione: in ordine decrescente abbiamo i PM10 (dimensioni < 10 µm), i PM2,5 (dimensioni < 2,5 µm), e i PM1 (dimensioni < 1 µm).

È pensiero comune sentirsi maggiormente protetti da questo genere di rischi all’interno degli edifici rispetto che all’esterno. Questa convinzione tuttavia è errata: nei locali confinati non solo si trovano tutti gli agenti inquinanti presenti all’esterno, introdotti con una semplice apertura di porte o finestre, ma anche altre sostanze nocive, chiamate “endogene” che si generano direttamente all’interno dell’abitazione. Esse sono per esempio i gas di combustione, i prodotti volatili che vengono rilasciati dall’arredamento (formaldeide, vernici, colle), i detergenti chimici, gli acari e molti altri. Gli edifici moderni inoltre sono costruiti per essere sempre più ermetici: se da una parte questo comporta risparmi energetici, dall’altra deve essere posta molta attenzione al ricambio dell’aria interna

Al fine di proteggere la salute delle persone è necessario quindi diluire gli inquinanti e ricambiare l’aria filtrandola prima di immetterla nell’ambiente interno.

Tutte queste particelle, oltre a comportare un rischio di comparsa di varie patologie connesse all’apparato respiratorio, possono farsi veicoli per altre sostanze, quali per esempio i virus.

Nella pubblicazione “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione”, a cura della Società Italiana di medicina ambientale, dell’Università di Bologna e dell’Università di Bari si riporta la dimostrazione, avvalorata da solida letteratura scientifica, della correlazione tra l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di PM10 e di PM2,5. Un estratto si riporta che:

“Tale analisi sembra indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, coerentemente con quanto ormai ben descritto dalla più recente letteratura scientifica per altre infezioni virali.” (vedi Lombardia) 

Risulta quindi chiaro come un corretto trattamento dell’aria possa migliorare la qualità della stessa negli ambienti interni, caratterizzati dall’elevato affollamento e da un uso continuativo come ad esempio gli edifici scolastici. 

Alleanza GARD Italia (di cui il Ministero della Salute fa parte) ha reso disponibile un’altra interessante pubblicazione intitolata “Programma di Prevenzione per le scuole dei rischi indoor per le malattie respiratorie ed allergiche”

Si riporta un passaggio della pubblicazione di GARD Italia:

“Il sovraffollamento e la scarsa aerazione degli ambienti aumentano le occasioni di esposizione degli studenti per via aerogena ad agenti patogeni provenienti da portatori sani o asintomatici, o anche da portatori di malattie in fase di incubazione.” 

La pubblicazione di GARD Italia, in riferimento al corretto mantenimento della qualità dell’aria deputato ad un impianto di ventilazione meccanica, fa riferimento allo studio “HESE”. Quest’ultimo riporta come su un campione di scuole analizzate in alcuni Paesi europei, la presenza di un impianto di ventilazione meccanica controllata abbia ridotto significativamente la concentrazione di polveri sottili. È emerso che le scuole in Norvegia e Svezia, dotate di questo tipo di impianto, presentavano valori medi di polveri sottili PM10 per metro cubo di gran lunga inferiori rispetto ad altre scuole che ne erano sprovviste (si fa presente che L’OMS ha fissato a 20 microgrammi per metro cubo la concentrazione massima di polveri sottili). 

Nella scelta degli interventi migliorativi occorre necessariamente distinguere le priorità da mettere in campo. Alcune di queste scelte riguardano la messa in sicurezza delle strutture, altre l’efficientamento energetico. È intuibile che ricambiando l’aria aprendo le finestre frequentemente si renda meno efficace il risparmio energetico ottenuto con l’isolamento e la tenuta all’aria dei moderni edifici. La tecnologia però mette oggi a disposizione sistemi filtranti che permettono di introdurre aria all’interno degli edifici migliore di quella dell’ambiente esterno, riducendo notevolmente il livello delle polveri sottili, senza disperdere il calore all’esterno dell’edificio.

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