Storia del rame e dei suoi composti in ambito medico

Il rame e i suoi composti sono stati usati come agenti disinfettanti per molti secoli.

A partire dal diciannovesimo secolo, la scoperta di un nesso causale tra malattie e agenti patogeni ha rivoluzionato la medicina moderna. Successivamente, negli anni ’30, l’avvento degli antibiotici ha notevolmente ostacolato la ricerca sugli agenti antimicrobici, ma l’emergere di batteri multi resistenti e la diffusione della resistenza agli antibiotici alla fine degli anni 1980-1990 hanno costretto la comunità di ricerca a adottare un nuovo approccio all’uso del rame.

Da allora, sono stati compiuti rapidi progressi sulla resistenza del rame in diversi microrganismi (batteri, funghi e virus) e sulle proprietà battericide della superficie del rame, note come “uccisione per contatto”, che consentono di eliminare rapidamente i batteri patogeni. 

Questa attività di uccisione avviene a una velocità molto elevata e nessun microrganismo sopravvive dopo un’incubazione prolungata su superfici di rame.

Nel 2007, Jonathan Noyce ha testato la proprietà antivirale del rame contro il virus dell’influenza A. Ha dimostrato che solo 500 particelle virali erano attive dopo un’incubazione di 6 ore sulla superficie di rame mentre fino a 500.000 particelle virali rimanevano ancora infettive dopo 24 ore di incubazione su acciaio inossidabile.

Nel 2008, l’EPA (Environmental Protection Agency) ha riconosciuto ufficialmente il rame e le sue leghe come il primo agente antimicrobico metallico efficace. Hanno riconosciuto la sua capacità di uccidere il 99,9% dei batteri patogeni entro 2 ore.

Nel 2010, Gadi Borkow ha dimostrato che l’impregnazione di ossido di rame nelle maschere di protezione delle vie respiratorie conferisce proprietà biocide contro il virus dell’influenza A umana e aviaria senza alterarne le proprietà di barriera fisica. Testato in condizioni di respirazione simulata, nessuna particella virale infettiva è stata recuperata dalle maschere contenenti ossido di rame dopo 30 min, a differenza delle maschere di controllo.

La conferma è arrivata nuovamente a marzo 2020 sul New England Journal of Medicine, da uno studio sulla sopravvivenza dei coronavirus al di fuori del corpo umano. Le particelle virali del Sars-CoV2 possono restare infettive sul cartone fino a 24 ore, addirittura per 2 o 3 giorni su plastica e acciaio inossidabile. Sul rame, però, sopravvivono solo quattro ore.

Per ultimo, ma non in ordine d’importanza, il Rapporto ISS (Istituto Superiore di Sanità) Covid-19 n. 19_2020 che nell’aprile 2020 ha certificato il solfato rameico penta idrato come prodotto biocida autorizzato per la disinfezione da diversi microrganismi, virus compresi.

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